PER NON
INCENERIRE ANCHE IL NOSTRO FUTURO
Cambiamo
Aria
PETIZIONE
NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI
E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI
Direttive
Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né
riciclo
Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va
risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all'origine (vuoto a
rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta
separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la
progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto
subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori. Una furbesca
interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati
solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei
rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per
produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo
recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l'energia che
si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26
volte l'energia prodotta col loro incenerimento
Inceneritori
di RSU non sono centrali termoelettriche
Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica,
che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è
relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere
analizzato, e in parte ridotto.
La
separazione meccanica non funziona
La grossolana separazione di una frazione "umida" (ed
eventualmente del vetro) dal resto, destinato all'incenerimento, con
eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti),
sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla
vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali
termoelettriche dismesse.
Se
si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C'è
bisogno di riciclare la carta invece di importarla
Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale
combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta,
plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la
possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così
anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato,
scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C'è un'enorme
bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni
"consumati" in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono
riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
Inceneritori
e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di
raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili,
riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica
delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la
progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano
minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l'uso, che possono
essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni
che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In
Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l'aumento del riciclo degli
imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli
inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
Dai
camini degli inceneritori esce la peste del 2000
Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche
clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano
acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene,
che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi
di abbattimento. Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il
64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento. La normativa
è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente”
immettere nell'ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in
quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti: ad esempio,
un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti
di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono
l'equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti. Le emissioni
degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di
malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Per questi motivi
chiediamo la messa al bando degli inceneritori.
Le
ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più
pericolose e più costose
Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti
trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili
in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in
discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori
comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali
su acque superficiali e sotterranee.
La
“convenienza economica” dell'incenerimento è una truffa pagata con le
nostre tasse
Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e
riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
La "convenienza" economica sta tutta nella truffa del
finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l'energia elettrica
prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo
prezzo di mercato. E' un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le
tasse e le bollette.
Verso
“Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l'80% di
raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi
risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli
abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in
giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il
riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro,
metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche
il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con
tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e
calcestruzzi.Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire
con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono,
creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro
in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta
occupazionale del riciclo rispetto all'incenerimento è di 1000 posti a 1.
Questa è “economia verde”.
Verso
“Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla
dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità
di rifiuto non riciclabile conferito. Ulteriori sconti possono riguardare
chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i
genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.
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