No al Ponte sullo Stretto, ‘Fronte Verde’: decisione giusta

Messina – Lo scioglimento della Società Stretto di Messina e l’annullamento del contratto per la costruzione del Ponte sullo Stretto, votati ieri dalla Commissione Bilancio del Senato, segnano un ritorno alla ragione per l’Italia. Per il movimento Fronte Verde il Parlamento ha preso una decisione giusta e doverosa, che il Governo fino ad ora aveva invece rimandato: l’annullamento del progetto del ponte sullo Stretto di Messina, un’opera che tutti sapevano essere ad alto rischio economico e ambientale. Il Fronte Verde ricorda che i 4.4 miliardi di euro, posti a base di gara, non tenevano conto della lievitazione del costo dei materiali (prima di tutto l’acciaio), del raddoppio dei tempi dei cantieri (da 6 ad almeno 12 anni), dei costi aggiuntivi derivanti dalle oltre 35 prescrizioni contenute nella Delibera CIPE 66/2003 per limitare l’impatto ambientale. Tutti aspetti che avrebbero portato ad incrementi dai 1,5 ai 3 miliardi di euro. Questo a fronte di un traffico veicolare privato che, secondo le stime ufficiali di DICOTER, organo tecnico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, raggiungerà al 2032 il modestissimo traguardo di 18.500 veicoli al giorno (crescita alta) o di 10.500 (crescita bassa), mentre il Ponte era progettato per il transito di 100 mila veicoli al giorno, confermando come il traffico stradale (a più alta redditività) sarà per 20 anni estremamente limitato e non sottrarrà quote di domanda al traffico aereo o marittimo locale o di lunga distanza. Ora il Fronte Verde si aspetta la conferma della storica decisione da parte dell’intero Parlamento e dal Governo e l’avvio delle opere di modernizzazione realmente necessarie, ad iniziare dalle ferrovie, in Calabria e Sicilia, così come già concordato dallo Stato con le due regioni.

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