Clima, Vincenzo Galizia: “si pensa alle industrie invece che all’ambiente”

Poznan (Polonia) – Si è conclusa nella notte a Poznan, in Polonia, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Al vertice, gli Stati firmatari della Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc) hanno adottato una “road map” – un calendario e un programma di negoziati – per arrivare nei prossimi 12 mesi (dal 7 al 18 dicembre 2009) alla conferenza di Copenaghen in Danimarca, ad un accordo mondiale per frenare il riscaldamento globale. Hanno partecipato alla conferenza 12 mila delegati di 190 paesi, gli Usa erano rappresentati per l’ultima volta dall’amministrazione Bush, che ha sempre rifiutato qualsiasi accordo multilaterale vincolante. Paesi industrializzati firmatari del Protocollo di Kyoto (tutti tranne gli Usa), del quale i primi impegni scadono nel 2012, sono pronti a riprendere obiettivi di riduzione delle loro emissioni inquinanti. Sono pronti a considerare una riduzione tra -20% e -40% nel 2020 rispetto al 1990. Inoltre sono stati fissati i seguenti punti: 1. Darsi un obiettivo comune mondiale (un aumento massimo delle temperature, una quota massima di gas serra, ecc); 2. Stabilire chi, per raggiungere tale obiettivo, dovrà ridurre le sue emissioni e quanto; 3. Approntare strategie di cooperazione per fronteggiare i gravi problemi economici di adattamento che molti paesi, specie tra i più poveri (e meno responsabili), si troveranno ad affrontare; 4. Studiare strategie comuni di ricerca per lo sviluppo di tecnologie pulite; 5. Pianificare quali strumenti finanziari utilizzare per fronteggiare i danni economici globali dovuti al surriscaldamento globale; 6. Approntare strategie per disincentivare la deforestazione nei paesi dove si ergono le grandi foreste primarie (la deforestazione è causa per un terzo dei cambiamenti climatici); 7. Studiare misure politiche per disincentivare ulteriormente l’utilizzo del carbone. Sui lavori della conferenza, con una nota è intervenuto il movimento Fronte Verde tramite il Presidente nazionale Vincenzo Galizia «Speriamo che, come sembra in apparenza, non saranno rivisti gli obiettivi previsti di ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra del 20% e di raggiungere una quota del 20% a favore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Anche se molti dubbi permangono. Si registra per l’ennesima volta la mancata presa di posizione degli Stati Uniti, che restano il principale paese inquinante al mondo, si deve aspettare le decisioni della nuova amministrazione Obama. Inoltre l’Italia si è preoccupata più che del clima di difendere le proprie industrie. Dobbiamo ringraziare Berlusconi, perché ha fatto vincere all’Italia, il premio “Fossil of the Day Award” che viene assegnato al Paese che si distingue per la peggiore politica nei confronti dei combustibili fossili. Non c’è che dire proprio un bel premio ecologico. D’altronde il capo del governo aveva esordito in apertura della conferenza dichiarando che era assurdo parlare di emissioni, quando c’è una crisi in atto, non capendo che proprio intervenendo a protezione del clima si possono trovare gli strumenti per superare l’attuale crisi, provocata dall’industrie e dal sistema fallimentare politico economico imposto dagli Usa».

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