Gabriele Maestri intervista Vincenzo Galizia

Galizia, il suo movimento è stato in questi giorni, forse suo malgrado, alla ribalta delle cronache, finito al centro di uno scambio di accuse di “infiltrazioni fasciste” e “antifascismo autoritario” fra Giuseppe Civati e Angelo Bonelli. Come sono andate le cose, dal suo punto di vista?

Semplicemente è accaduto che due nostre iscritte, due persone di grande impegno civico e ambientalista, una professoressa in prima linea contro la camorra nella terra dei fuochi (Giuliana Farinaro) e la vicepresidente di un’associazione che si occupa di assistenza ai profughi siriani e yemeniti (Elvira Vernengo), oltretutto entrambe dichiaratamente di sinistra, siano state contattate da Europa Verde per una candidatura indipendente nelle loro liste. Già la biografia di queste due candidate fa capire quanto l’accusa di “candidati di estrema destra nelle liste di Europa Verde”, presa per buona da Civati, sia del tutto infondata.

Sulle candidate la risposta è chiara, ma le accuse di essere “di estrema destra” riguardano anche Fronte Verde e lei in persona…
Secondo lei due persone come quelle che le ho descritto, per non parlare delle biografie personali e politiche della maggior parte dei nostri attivisti e dirigenti, che per almeno il 50% hanno militato in partiti e movimenti di sinistra, avrebbero aderito a Fronte Verde se fosse un movimento di estrema destra?

Quindi le accuse sono del tutto campate in aria o si fondano su qualcosa di reale?
Forse c’è chi continua a guardare il presente e il futuro con la testa rivolta all’indietro, verso il passato.

Immagino stia parlando del suo passato personale. In fondo lei ha effettivamente militato da giovane, come attivista e dirigente, nel Movimento sociale italiano e in seguito è stato il primo segretario della Gioventù nazionale, legata alla Fiamma tricolore, per poi aderire nel 2005 al Movimento idea sociale di Rauti…
Certo e non rinnego quel periodo, che è stato per me un momento di formazione fondamentale. Vede, nella destra sociale, a differenza di quanto avveniva nella destra conservatrice, c’è sempre stata una particolare attenzione alle tematiche ambientali e questo ha contribuito molto allo sviluppo del mio pensiero. Non a caso, in quell’area sono nati movimenti come i Gruppi di Ricerca Ecologica, Fare Verde, fra i pochi in Italia – a parte ovviamente i Verdi – che già venti o trent’anni fa abbiano tentato di portare le tematiche ecologiste nel dibattito politico nazionale. Purtroppo quei movimenti non sono riusciti a evolversi adeguatamente nel corso del tempo: hanno continuato a dare la priorità ai temi identitari della loro area politica di riferimento, anziché sviluppare un ambientalismo fino in fondo indipendente e autonomo. Anche per questo, credo, a destra l’ecologismo ha finito per non attecchire molto e anche per questo ho fondato Fronte Verde: un movimento davvero trasversale, che vuole andare oltre gli schemi della politica del ‘900.

“Davvero trasversale”: è un modo elegante per dire che lei non si identifica più nella destra?
Di sicuro non posso identificarmi nelle scelte e nelle idee dei partiti della destra attuale. Quando sento la Lega parlare di un inceneritore in ogni comune o di “ambientalismo da salotto”, come se fosse colpa degli ambientalisti se accadono eventi climatici catastrofici che distruggono intere foreste, come posso identificarmi con loro? Per non parlare di chi nega i cambiamenti climatici o di chi da destra ha riempito di critiche pesantissime Greta Thunberg. Qui non voglio discutere delle accuse che le vengono mosse: il fatto è che la figura di Greta ha fatto nascere un movimento di giovani bello, imponente e assolutamente sincero e spontaneo. Indipendentemente da Greta, io voglio dare pieno ascolto a quei giovani, che meritano un rispetto totale e che ci chiedono un futuro.

Insomma Fronte Verde non ha nulla a che fare con l’estrema destra e nemmeno con il “fronte sovranista”?
Mai stati sovranisti. Anzi noi crediamo che le sfide di questo secolo, a partire da quella ambientale e climatica, non possano essere affrontate solo a livello locale. Perciò occorrono organismi internazionali democratici capaci di raccogliere queste sfide, a cominciare dall’Europa: questa ha una storia antichissima di valori comuni e la nascita dell’Unione Europea ha permesso un dialogo e una collaborazione fra le nazioni, fino a quel momento spesso in guerra fra loro. Certo, quando vediamo che l’Europa rischia di ridursi a burocrazia finanziaria, senza ideali, senza un progetto, senza identità, la critichiamo anche aspramente, ma in fondo si critica qualcuno a cui si vuole bene quando fa degli errori, per trovare nuovo slancio. Quanto all’estrema destra, ricordo che nel 2013 e nel 2018 il Fronte Verde ha partecipato alle elezioni comunali di Fiumicino sempre all’interno della coalizione a sostegno di Esterino Montino: davvero vogliamo parlare di estrema destra?

Un inciso: rispetto a quelle ultime elezioni cui avete partecipato, l’arciere del vostro simbolo appare “a specchio”. Lo avete ribaltato per qualche motivo in particolare?
Si è trattato di una modifica fatta all’inizio dell’anno, un ritocco lieve ma importante. Per noi occidentali il senso di lettura va sempre da sinistra verso destra e per questo il nostro arciere ha modificato la sua posizione: nel nuovo simbolo, anziché guardare all’indietro, al passato, ora punta in avanti, verso il futuro. Anche l’onda sotto di lui, anziché tricolore, è ora un’onda verde: un verde declinato nelle sue diverse sfumature, a rappresentare quell’onda ecologista che sta attraversando l’Europa e una nostra visione più internazionale della politica, le cui questioni ambientali vanno affrontate anche attraverso scelte globali, oltre che dai singoli paesi e territori.

Torniamo “a bomba” al tema: chi le dà del fascista sbaglia, è così?
Il fascismo è già stato giudicato dalla storia. Per questo è ormai un tema più che altro destinato agli storici. Resuscitarlo a tutti i costi, portarlo sempre al centro del dibattito politico attuale, per esaltarlo o per denigrarlo, significa non riuscire più a comprendere i temi e le sfide della realtà attuale, a partire dalla sfida ambientale. Lei, per dirne una, chiederebbe a qualcuno se è guelfo o ghibellino, se è giacobino o montagnardo? Tanta gente ha combattuto in nome di quelle idee, credendoci profondamente. Però il mondo è andato avanti e oggi non ha più senso chiedersi se si è dalla parte del Papa o dell’Imperatore. Io non rinnego il mio passato, non sarei onesto se lo facessi, però non è più il mio presente. Anche perché non è restando fermi sul passato che si può affrontare il futuro, per salvaguardare il quale dobbiamo innanzi tutto pensare fin da subito a come proteggere il nostro pianeta.

Posto che per consegnare al passato guelfi, ghibellini, giacobini e montagnardi ci è voluto parecchio tempo, cosa vede nel suo futuro?
Per prima cosa quello di continuare le battaglie iniziate con Fronte Verde, che vedo come un movimento aperto, in evoluzione, capace di coniugare le esperienze più diverse, in nome di un comune obiettivo ecologista, senza steccati legati a una visione politica del secolo scorso. Alex Langer, il principale fondatore dei Verdi italiani, viene ricordato spesso come “il costruttore di ponti”: lui, secondo me, era avanti decenni rispetto alle idee del suo tempo e costruire ponti, nella sua visione, così come nella nostra, cominciava proprio dai ponti che vanno costruiti per coniugare idee ed esperienze un tempo lontane, in modo da potersi conoscere, da poter collaborare insieme con più forza e da raggiungere così degli obiettivi comuni. E se in questo le nostre battaglie potranno un giorno unirsi con quelle di altri movimenti ambientalisti, per riuscire finalmente a parlare a tutti, non solo a una parte o all’altra, visto il valore universale di certe lotte e l’estrema urgenza di certe fondamentali scelte politiche – visto che, per certi studi, ci restano ormai solo undici anni prima che il pianeta rischi di esplodere – ne sarò felicissimo.

Fonte: www.isimbolidelladiscordia.it

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